Uromastyx e Saara
Classificazione
Classe: Reptilia
Ordine: Squamata
Sottordine: Sauria
Famiglia: Agamidae
Sottofamiglia: Uromasticinae
Genere: Uromastyx – Saara
Ecologia
Uromastyx e Saara (detti comunemente uromastici) sono due generi della famiglia Agamidae, unici rappresentanti della sottofamiglia degli Uromasticinae.
Sauri diurni e prettamente vegetariani, occupano in natura le zone desertiche (sia rocciose che sabbiose) del nord Africa, fascia subsahariana in particolare, medio oriente e Asia centro-meridionale, sino a raggiungere il Pakistan ed i territori indiani del nord-ovest. La vegetazione preponderante relativa varia dagli arbusti tipici di savane e deserti alle piante grasse e succulente, passando per le erbacee più adatte ai climi aridi. Talvolta questi agamidi possono avvicinarsi ad aree con flora più rigogliosa, ad esempio presso oasi o zone sotto influenza antropica. Gli uromastici si sono perfettamente adattati agli ambienti più caldi ed inospitali, grazie ad adattamenti anatomici e comportamentali che consentono loro di avere una grande efficienza nell’immagazzinare acqua e sostanza nutritive, proteggersi dai pericoli naturali e termoregolarsi. Le specie più piccole vivono presso anfratti rocciosi o cunicoli precedentemente modellati da altri animali, e spesso modificati dall’uromastice stesso in base alle esigenze di spazio, le più grandi sono in grado di scavare buche sino ad un metro di profondità e anche 3 metri di lunghezza. Queste vere e proprie tane vengono usate sia per la termoregolazione, entrandovi nelle ore diurne quando le temperature si fanno eccessive o nelle ore notturne per assorbire il calore accumulato durante la giornata, sia per sfuggire ai predatori. Talvolta la tana stessa viene usata anche per la deposizione delle uova nella stagione riproduttiva, in altre occasioni la zona d’incubazione viene scavata in altri luoghi, spesso limitrofi.
Morfologia
Gli uromastici sono animali piuttosto caratteristici esteticamente: il corpo è largo e depresso, vagamente ovale, il cranio compatto e dotato di corte e forti mascelle, le zampe sono robuste, tozze, presentanti 5 artigli ciascuna ed in grado di alzare completamente dal suolo l’animale, la coda è carnosa e ricoperta da squame indurite disposte ad anelli e formanti spine, più o meno acuminate ed evidenti a seconda della specie e dell’età. Le dimensioni si dividono sostanzialmente in tre fasce, comprendenti più specie.
Piccole dimensioni: da 25 ai 35cm di lunghezza con un peso oscillante da 100 ai 300gr.
Tipici rappresentati di questa categoria sono U.ocellata e i più rari U.mcfadyeni, U.princeps ed U.thomasi. Ai limiti superiori della fascia di dimensioni troviamo anche U.geyri, U.ornata ed U.benti. Caratteristiche che accomunano gli uromastici di minori dimensioni sono la grande varietà cromatica, i colori infatti sono spesso sgargianti, talvolta misti e molto variabili anche da un punto di vista intraspecifico, una maggiore agilità e spesso doti di arrampicatori piuttosto accentuate.
Medie dimensioni: da 35cm ai 50cm di lunghezza, peso tra i 200-300 e gli 800-1000gr.
Questa fascia di uromastici si estende ad U.acanthinura, U.dispar, S.hardwickii , U.alfredschmidti ed U.yemenensis. La colorazione varia da toni quasi fosforescenti di rosso, giallo, verde a tonalità monocromatiche e spente. Tutti gli elencati sono grandi scavatori, piuttosto robusti e solo eccezionalmente arrampicatori.
Grandi dimensioni: da 50 sino ai 70-90cm, forse eccezionalmente anche più, e un peso tra gli 800gr e i 3kg.
Tra questi si annoverano i più antichi e basali uromastici tutt’ora esistenti, tra i quali il più grande U.aegyptia ma anche U.occidentalis e i “corazzati” S.asmussi ed S.loricata. Raramente i colori sono accesi o combinati in queste specie, che tendono più a tonalità mixate di grigio, nero, marrone e bianco sporco, solo eccezionalmente giallo ed arancione. La corporatura è la più robusta fra gli uromastici, ciò rende più difficoltose le arrampicate, ma aiuta notevolmente lo scavo e la difesa dai predatori. Altra caratteristica comune, nota anche in S.hardwickii, sono le mascelle proporzionalmente più corte e forti rispetto alle altre specie di uromastici più derivate.
Stabulazione nel terreno
Uromastyx e Saara sono generi apparentemente tranquilli, ma necessitano di grandi spazi e notevoli cure. Le dimensioni del terrario variano innanzitutto dalla specie che vorremo ospitare, ed in secondo luogo dal numero di esemplari ospitati. In ogni caso è sempre consigliabile dare il più spazio possibile agli animali adulti, e mai scendere sotto le dimensioni minime consigliate, anche se di poco. Per gli uromastici di piccole dimensioni, le dimensioni minime per un solo esemplare sono 120cm di lunghezza per 50cm di larghezza ed altrettanti in altezza. Per specie che amano arrampicarsi (come ocellata ed ornata) è bene non scendere sotto i 70cm di altezza, che devono essere ben sfruttati, ad esempio con pareti scalabili. Aumentando il numero di esemplari, l’altezza può rimanere invariata, l’area di base invece cambia a seconda della territorialità delle singole specie: 120×70 può andare bene per una coppia o un trio di ocellata o geyri, meglio aumentare ad almeno un metro quadro invece per un numero analogo di U.ornata. In generale è meglio non superare il numero di un maschio e due femmine, ad eccezione dei geyri dove la convivenza di molte femmine e più maschi è possibile (solo relativamente a spazi adeguati). Discorso analogo in quanto a variazioni tematiche per quanto riguarda gli uromastici di taglia media (dove l’altezza del terrario potrà essere analoga a quella dei parenti più piccoli): un singolo esemplare può alloggiare in un terrario di base 150×60, una coppia invece dovrebbe avere come minimo a disposizione un 150×80, e un trio (sempre e solo un maschio e due femmine, se caratterialmente compatibili) almeno 150×100. L’unica eccezione è costituita da S.hardwickii, generalmente gregario (da mantenere come minimo in coppia), per questa specie infatti il rapporto di maschi e femmine sarà di 1:2 ma non limitato al trio. Per esempio un maschio e 2 femmine possono convivere in un 150×80, 2 maschi e 4 femmine in un 200×100 e così via. Infine gli uromastici di grandi dimensioni sono i più impegnativi per quanto riguarda lo spazio: un solo esemplare richiede come minimo un terrario 200x100x90h. Data l’elevata territorialità sia dei maschi che delle femmine, lo spazio necessario per più esemplari dovrà essere particolarmente esteso, ovvero minimo 250×150 per una coppia e 300×150 per un trio. In spazi minori il rischio di zuffe, anche letali, diventa più alto.
Il terrario, che dovrà necessariamente essere ben aerato grazie a prese d’aria sfalsate, potrà essere costruito sia in legno che in materiali plastici appositi; è consigliabile limitare il vetro alla parte anteriore, per disperdere la minor quantità possibile di calore. Il substrato dovrà essere il più igienico possibile, consigliabili quindi la carta di giornale (da sostituire frequentemente), tappetini sintetici, trucioli di pioppo (appositi) e piastrelle di roccia se necessario unite da colla per piastrelle (ovviamente non tossica, tipo Kerakoll). Solo per individui adulti può essere usata anche la sabbia di fiume non setacciata (in vendita anche come sabbia da sabbiatori) o desertica, pratica per l’igiene ed esteticamente appagante ma rischiosa dal punto di vista di possibili occlusioni intestinali, non infrequenti e possibilmente mortali. Con le stesse precauzioni della sabbia può essere usata terra sterile, ad esempio di tipo argilloso, che consente agli animali di scavare con più facilità, ma al contempo è rischiosa per l’accumulo di eventuali parassiti. Assolutamente da evitare sabbie di altro tipo (ad esempio come quelle a base di calcio), ghiaia, cortecce, tutolo ed in generale qualsiasi altro substrato non sicuro, o propriamente nocivo. Altro substrato relativamente diffuso fra alcuni allevatori, è quello composto da sementi, tuttavia l’assorbimento nullo nei confronti di feci e urine lo rendono anti-igienico, per di più appetibile da parte degli animali che così rischiano di nutrirsi al di fuori degli schemi stagionali e con alimenti non igienicamente idonei.
È bene sfruttare il più possibile lo spazio all’interno del terrario, dunque ciocchi, coppi, legni e pietre si presentano l’ideale per realizzare l’arredamento. È necessario come precauzione fissare questi oggetti in modo che l’animale, salendoci e scavandoci sotto, non possa farsi del male o incastrarsi. L’arredamento stesso deve fornire delle tane (minimo 3 per un solo esemplare, aggiungendone una per ogni altro individuo), ed interessante è l’uso di tubi da stufa o coppi per collegare più tane, in modo da ricreare tunnel senza che l’animale necessiti di scavare. Tutti questi rifugi devono essere senza pericoli (ad es. instabilità o spigoli appuntiti) e facilmente ispezionabili dall’alto. Una tana umida può essere utile all’animale per termoregolarsi, ma in realtà diventa necessaria solo al momento della deposizione della femmina. Può essere inserita sia dal momento in cui la femmina è stata fecondata, sia permanentemente, se si ha paura che la tana possa non essere considerata dall’animale poiché elemento estraneo se inserita all’ultimo. Essa potrà essere una scatola (ad es. un contenitore ermetico per alimenti), apribile dall’alto, di dimensioni adeguate all’animale, una misura media può essere ad esempio 40x30x15h, contenente 10cm di substrato (consigliabile torba mista a sabbia), sempre umido ma mai bagnato. Per regolarsi su questo punto, l’umidità all’interno della scatola dovrà essere al 70-75% circa. L’entrata della scatola sarà un foro laterale di adeguata grandezza con collegato un tubo in pvc, come simulazione della galleria di accesso alla camera di deposizione.
La frutta è controindicata e assolutamente da evitare sono altri alimenti come latte, formaggio, pane. Consiglio di somministrare osso di seppia come integratore di calcio, questo permette anche alle tartarughe di limarsi la ranfoteca. Importante è anche lasciare a disposizione dell’acqua pulita da bere.
Temperature ed illuminazione
Per questi agamidi deserticoli l’illuminazione è particolarmente importante. Il terrario dovrà essere il più illuminato possibile, con una zona calda ed una zona fredda. Il punto più caldo (basking point), in estate, dovrà raggiungere i 55gradi, per poi passare ai 40 nelle zone limitrofe sino ai 28 circa del punto più freddo.
Per realizzare una simile diversità termica, è necessario, oltre ad un terrario di adeguate dimensioni, un parco lampade specifico. Inoltre è indispensabile l’utilizzo di lampade UVB ed UVA, che consentono la sintesi della vitamina D3 per l’assimilazione del calcio da parte dei rettili. Le opzioni principali sono due:
1) Una lampada agli ioduri metallici, tipo Bright Sun o Solar Raptor (o, le meno efficienti vapori di mercurio, entrambi i tipi producenti UVB ed UVA), di wattaggio correlato all’altezza del terrario ed alla coibentazione per il basking point, neon e compatte per aumentare l’illuminazione ed eventuali ulteriori lampade spot se la temperatura non dovesse essere adeguata.
2) Una lampada spot per il basking point, neon UVB 10.0-12.0 ed eventuali altri spot per calibrare la temperatura. Maggiore sarà l’illuminazione, migliore la relativa qualità di vita degli animali. Dipingere le pareti interne del terrario di un colore chiaro può aiutare in questo.
Nota importante: il calore deve sempre venire dall’alto, quindi non posizionare alcun tipo di cavetto o tappetino/piastra riscaldante, usare esclusivamente le lampade. Sempre nel periodo estivo, la temperatura di notte consigliabile è sotto i 20 gradi e sopra i 15. Tuttavia illuminazione e temperature devono variare durante l’anno, in maniera graduale, da un massimo di 14 ore in estate ad un minino di 8 in inverno. È bene che la temperatura cambi significativamente a seconda delle stagioni, tuttavia è consigliabile non scendere mai sotto i 10 gradi neanche durante le notti invernali più fredde. L’umidità dovrà necessariamente essere bassa, e, al di fuori delle tane, non superare mai il 40%.
Alimentazione
L’alimentazione degli uromastici deve essere il più varia e completa possibile, tuttavia ci vuole attenzione nella somministrazione degli alimenti, evitando accuratamente quelli più nocivi. Uromastyx e Saara sono animali completamente vegetariani, e dai vegetali traggono l’apporto idrico e le sostanze necessarie al sostentamento. È bene quindi non somministrare acqua in altre forme (se si escludono gli animali debilitati, e solo sotto consiglio veterinario) né sostanze non vegetali. Una lista degli alimenti commestibili per uromastici si può riassumere così:
Foglie: cicoria,tarassaco,trifoglio,borragine,piantaggine, radicchio,lattuga romana,valeriana,portulaca,viole,indivia,ibisco,sc arola,erba medica, robinia pseudoacacia,mimosa,nasturzio,aneto, cyanotis.
Fiori: tarassaco,cicoria,borragine,viole,ibisco,forsizia, ginestra,margherita daisy,erba medica,robinia pseudoacacia,mimosa,trifoglio,camomilla,zucca,zucc hine,rose (ed in generale tutti i fiori relative alle Foglie e alle Verdure).
Legumi: lenticchie,fagioli,ceci,piselli,fagiolini,pisellin i.
Granaglie: lenticchie secche,riso,quinoa,lino,miglio,orzo,grano saraceno.
Aromatiche: malva,rosmarino,salvia,timo,origano,lavanda.
Verdure: carote,zucca,zucchine,pale di fico d’india,cetrioli,peperoni,sedano.
Frutta: fichi d’india
La distribuzione varia in base al tipo di alimento ed alla stagione. In generale le foglie e le verdure sono somministrabili ad ogni pasto, ad eccezione dell’erba medica, al massimo una volta ogni 10 giorni, così come le aromatiche. Fiori e relativo polline sono circoscritti al periodo primaverile, e possono essere somministrati anch’essi ad ogni pasto senza grossi problemi. I legumi non oltre una volta ogni quindici giorni, ad eccezione dell’autunno dove possono essere dati una volta a settimana. Simile ragionamento per le granaglie, che però non devono essere offerte in primavera. La frutta non è un alimento abituale per gli uromastici, unica eccezione è il fico d’india, che in alcuni areali occupati da questi sauri si è naturalizzato, ma deve comunque essere somministrato con estrema parsimonia, e in particolare ad esemplari che necessitano un recupero di peso importante (come ad esempio le femmine post-deposizione), in ogni caso non è indispensabile. Fondamentale è la somministrazione di calcio carbonato su tutti i pasti, e di calcio+D3 (specifico per rettili e senza altri additivi) una volta a settimana, due per i baby.
Il numero di pasti cambia a seconda delle stagioni: in primavera (che dovrà coincidere con un inusuale gennaio), i pasti sono 6 a settimana. Tra primavera ed estate si passa da 6 a 5, e da 5 a 4, in modo graduale. Analogo procedimento in autunno, che nella prima metà vedrà sempre a 4 il numero di pasti, nella seconda ridotti a 3. In inverno infine passeremo dagli iniziali 2 pasti, sino all’assenza di pasti delle ultime tre settimane.